La nostra intervista a Raffaella Grisafi
Raffaella Grisafi, Vicepresidente di Konsumer Italia, è un avvocato civilista, svolge attività di ricerca universitaria ed è esperta in diritto dei consumatori, diritto bancario e consulenza alle imprese in materia di conformità al Codice del Consumo. Da anni impegnata nella tutela dei diritti dei consumatori, partecipa a tavoli di lavoro istituzionali e progetti dedicati all’educazione finanziaria, al credito, al fintech e all’accessibilità digitale. In questa intervista affronta i temi dei diritti del giocatore-consumatore, della trasparenza nell’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale, della regolazione del gioco e dell’importanza di una rete di tutela fondata sulla responsabilità condivisa.
Diritti e responsabilità del giocatore-consumatore
- Nel dibattito sul gioco responsabile l’attenzione si concentra spesso prevalentemente sugli aspetti sanitari e patologici. Dal punto di vista giuridico, quanto è importante riconoscere il giocatore anche come consumatore titolare di diritti? Si può parlare, in questo senso, di una forma di responsabilizzazione del soggetto?
«Allargare il dibattito ad una visione del giocatore, non solo come soggetto “a rischio” ma come figura che orbita in una precisa area giuridica che lo rende titolare di specifici diritti, è funzionale anche al presidio di quei rischi legati poi a risvolti patologici. Allargare il focus anche a temi quali la correttezza contrattuale, trasparenza sulle condizioni o sulle vincite, sicurezza del servizio e nell’uso degli strumenti di pagamento, protezione dei dati, alimenta un livello di consapevolezza che rende il giocatore più vigile anche poi rispetto a quei comportamenti compulsivi che possono talora derivare da condotte opache e scorrette che non rispettano i diritti del consumatore nell’ambito dell’erogazione di questo servizio.»
Algoritmi, dati e trasparenza
- L’uso crescente di intelligenza artificiale e sistemi di profilazione nei servizi di gioco apre nuove opportunità, ma anche nuove responsabilità. Quali sono oggi, a suo avviso, i principali rischi legati alla profilazione algoritmica, ad esempio in termini di uso improprio dei dati? Quali strumenti di controllo e garanzia dovrebbero essere rafforzati per assicurare equilibrio tra innovazione e protezione dei diritti?
«Questo è un aspetto tra i più complessi in questo momento poiché il tema della profilazione attira a sua volta tanti temi: dal corretto utilizzo dei dati, al diritto alla libera autodeterminazione dell’individuo e quindi alla tutela della libera formazione della volontà. C’è poi un tema “conoscitivo” legato al diritto di conoscere l’applicazione o meno dell’IA, di processi automatizzati di profilazione, delle logiche che li guidano e tanti altri aspetti che l’attuale quadro normativo sta sempre di più definendo. Ciò quanto mai impatta nell’area del gioco dove un’IA “mal utilizzata” o peggio, inconsapevolmente utilizzata rispetto ai suoi rischi, può generare conseguenze che vanno oltre la mera inconsapevole profilazione e ad esempio sfociare in tecniche di incentivazione al gioco di soggetti vulnerabili, personalizzazione aggressiva delle offerte, che può aumentare il rischio di dipendenza, il rischio di discriminazione.
Mai come in questo settore c’è dunque la necessità di investire in una innovazione consapevole, etica e multidisciplinare così che, al fianco del fattore tecnologico, vengano studiati, innovati e monitorati temi quali la qualità dei dati, la legittimità del loro trattamento e i diritti impattati dall’uso dell’IA, prima durante e dopo l’erogazione dei servizi e prodotti di gioco. Serve in questo percorso un’evoluzione culturale del settore del gioco che, abbandonata la logica della “compliance formale”, adotti un approccio di sostanziale responsabilità.»
Regolazione del gioco fisico e digitale
- Oggi gioco fisico e digitale convivono in un unico ecosistema, ma non sempre sono regolati con lo stesso livello di aggiornamento normativo. Quanto incide questo disallineamento sulla tutela dei consumatori? È necessario, a suo avviso, ripensare il sistema in modo più integrato tra canale fisico e digitale?
«L’assenza di un quadro armonizzato di regole si traduce inevitabilmente in un disallineamento significativo sulla tutela dei consumatori e può favorire comportamenti opportunistici. Evidentemente il fisico e il digitale subiscono delle differenze sul piano operativo ma questo non deve far sottovalutare l’impatto dei rischi che in entrambi i casi sono complessi. Peraltro concentrare l’attenzione solo su una dimensione del gioco rischia di var sottovalutare lo scenario che si proietta sull’altro, tanto più che spesso il giocatore fluttua in entrambe le aree di gioco – fisico e on line – magari proprio approfittando delle differenze e/o dei vuoti normativi non sempre per una fruizione sana ed equilibrata dei servizi di gioco. Serve dunque una regolazione aggiornata ed integrata che valorizzi regole uniformi di trasparenza, sicurezza e prevenzione e che tenga conto del comportamento complessivo (spesso contestuale) del giocatore sui diversi piani (fisico e on lide) così da integrarne efficacemente la tutela. E che anche in tal caso chiami tutti gli operatori ad un unico ruolo di responsabilità.»
Responsabilità condivisa e rete di tutela
- Ritornando al tema della responsabilità in una prospettiva istituzionale-collettivo, il gioco responsabile viene spesso affrontato per comportamenti separati: sanità, imprese, regolatori, associazioni dei consumatori. Dal suo punto di vista quanto è importante costruire una responsabilità condivisa tra questi attori? E quali condizioni sono necessarie affinché la tutela del giocatore non resti un principio dichiarato, ma diventi pratica concreta e coordinata?
«I temi complessi ritengono approcci altrettanto articolati: nel gioco si inseriscono una molteplicità di questioni che non si può ritenere possano essere soddisfatti attraverso un approccio settoriale. Mai come in questo ambito serve un approccio “olistico” che sviluppi un ecosistema generale di regole a cui partecipano i vari portatori di interessi attraverso un meccanismo di responsabilità condivisa. Per far ciò tuttavia è necessario un approccio concreto che coordini stabilmente tutti i soggetti coinvolti sulla base di una progettualità condivisa e che non dimentichi il valore dell’educazione e dell’informazione, che in questo momento storico non può trattare anche il tema dei dati e della consapevolezza nel loro utilizzo.»

